AI Overviews su oltre l’80% delle ricerche Google: cosa cambia per chi genera contatti nel B2B

OhanaComunicazione

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Il 26 ottobre Barry Schwartz ha ripreso su Search Engine Roundtable un dato di Semrush: le AI Overviews di Google compaiono ormai in oltre l’80% delle ricerche. Sono le risposte generate dall’intelligenza artificiale che appaiono in cima alla pagina, prima dei risultati classici.

La crescita è stata rapidissima. Secondo gli articoli precedenti di Search Engine Roundtable, a giugno dell’anno scorso le AI Overviews comparivano in circa la metà delle ricerche, e l’anno prima intorno al 15%.

Detto così sembra una notizia per addetti ai lavori della SEO. Guardando i dati nel dettaglio, però, mi sono convinto che riguardi soprattutto chi usa Google per trovare nuovi clienti.

Le ricerche che portano clienti sono le più coperte

Semrush ha seguito per un anno, da settembre 2025 ad agosto 2026, 400 parole chiave commerciali negli Stati Uniti in tre settori: banking, e-commerce e software. Cosa è emerso:

  • la copertura complessiva delle AI Overviews è passata dal 45,75% all’88%;
  • pesando le ricerche per volume, si arriva al 97,08%: le poche parole chiave senza risposta AI valgono meno del 3% delle ricerche;
  • le ricerche del tipo “miglior X per Y” hanno raggiunto il 96,12%;
  • quelle con “recensioni” sono passate da circa il 30% al 90%;
  • anche le ricerche di alternative e di confronto tra brand (“X vs Y”) hanno superato l’80%;
  • nel settore software la copertura è salita dal 68% a una fascia tra l’85% e il 91%, comune ai tre settori.

Sono esattamente le ricerche che fa un imprenditore o un responsabile acquisti quando sta valutando un fornitore: “miglior software gestionale per aziende manifatturiere”, “alternative a…”, “recensioni…”. In quel momento, sempre più spesso, la prima cosa che legge non è il vostro sito ma un riassunto scritto dall’AI.

Anche le ricerche di brand passano dall’AI

Lo studio di SE Ranking, pubblicato il 22 ottobre, guarda un altro aspetto: le ricerche con il nome di un’azienda. Ha analizzato 1.000 parole chiave di brand negli Stati Uniti e 1.000 in Germania, in 17 settori:

  • negli USA l’AI Overview compare nell’82,5% delle ricerche di brand;
  • in Germania nel 40,4%.

Per chi lavora in Italia è un dato utile: in Europa la diffusione è ancora più bassa che negli Stati Uniti, ma la direzione mi sembra quella. Meglio prepararsi adesso che rincorrere dopo.

Il dato più interessante: l’AI cita pagine diverse da quelle in prima pagina

Questa è la parte che, secondo me, conta di più nel lavoro quotidiano. Sempre secondo SE Ranking:

  • il 62,2% delle pagine del sito citate nelle AI Overviews USA non era nella top 10 organica per quella ricerca, anche se il dominio quasi sempre sì;
  • le home page sono il 71,1% delle pagine del brand in top 10, ma solo il 36,8% delle citazioni nell’AI;
  • le pagine prodotto, servizio e categoria salgono dal 6,1% al 22,9%;
  • le pagine “Chi siamo” e aziendali salgono dal 3,8% all’11,7%;
  • il 61% delle citazioni arriva da canali che l’azienda gestisce o su cui può intervenire: sito, scheda Google, app store, YouTube e altri social, portali di recensioni.

In pratica, l’AI tende a “leggere più a fondo” il sito e a costruire la risposta pescando da pagine che magari trascuriamo.

Va detto che i numeri non coincidono tra le fonti: seoClarity, per esempio, a settembre parlava di AI Overviews su oltre il 62% delle ricerche, con differenze tra settori dal 55% all’84%. Dipende da quali parole chiave si analizzano e da come. La tendenza, però, va nella stessa direzione per tutti.

Cosa fare, concretamente, se l’obiettivo sono i contatti

Non credo serva inventarsi una disciplina nuova. Nella mia esperienza il lavoro utile è tornare alle basi, con più cura di prima.

1. Una pagina per ogni servizio, scritta per chi deve scegliere. A chi serve, quale problema risolve, come funziona, in cosa si distingue, per quali settori. Se l’AI pesca dalle pagine servizio, devono contenere risposte chiare e non solo slogan.

2. Una pagina “Chi siamo” che dica davvero chi siete. Anni di attività, settori serviti, numeri, certificazioni, persone. Per un’azienda B2B è uno degli elementi che creano fiducia, e a quanto pare anche l’AI la legge.

3. Informazioni coerenti su tutti i canali. Sito, scheda Google, YouTube, LinkedIn, portali di settore e di recensioni: devono raccontare la stessa azienda, con gli stessi servizi e gli stessi dati. Se dicono cose diverse, è più difficile che l’AI ci restituisca bene.

4. Controllare cosa dice l’AI di voi. Provate a cercare il nome della vostra azienda e le ricerche tipiche dei vostri clienti (“miglior… per…”, “alternative a…”). Leggete la risposta e guardate quali pagine e quali fonti vengono citate. È un controllo che richiede pochi minuti e spesso fa capire molto.

5. Misurare anche quello che Google non vi dice. Se l’utente trova parte della risposta direttamente su Google, può darsi che non clicchi subito ma che si ricordi di voi e torni più avanti, magari cercando il vostro nome. Per questo, con i clienti che seguiamo, diamo sempre più importanza a una domanda semplice nei moduli di contatto e nelle prime telefonate: “Come ci hai conosciuto?”.

In sintesi

Le AI Overviews non cancellano il lavoro su Google: cambiano il punto in cui il potenziale cliente si fa la prima idea di voi. Per chi vuole generare contatti nel B2B, la domanda da farsi non è più solo “in che posizione siamo?”, ma anche “cosa si dice di noi, e dove?”.

Se volete capire come appare la vostra azienda nelle risposte AI di Google, possiamo guardarlo insieme.


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